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Oratorio di Verolanuova

Terza domenica di Quaresima



PREGHIERA IN FAMIGLIA

 home  torna indietro  stampa  15 marzo 2020 

La situazione che stiamo vivendo non ci consente di partecipare alla Celebrazione Eucaristica della terza domenica di Quaresima. Suggeriamo dunque uno schema per un’esperienza di preghiera da vivere in famiglia in comunione con tutta la Chiesa.
Ogni famiglia potrà adattare lo schema secondo la necessità.
La preghiera può essere guidata dal papà (G) o dalla mamma (G)

G. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
T. Amen.
G. Dio Padre, che è benedetto nei secoli, ci conceda di essere in comunione gli uni con gli altri, con la forza dello Spirito, in Cristo Gesù nostro fratello.
T. Benedetto nei secoli il Signore.
G. Gesù non ha fretta: si ferma al pozzo di Giacobbe, in un’ora improbabile, dopo un percorso improbabile. Lì ci attende, dopo aver faticato per venirci a cercare. Si tratta del pozzo di Giacobbe, quello che ha sempre dato acqua per la vita di tutta la città di Sicar. Nel dialogo con una donna dalla vita tumultuosa si rivela come fonte di acqua viva capace di estinguere ogni sete e ogni desiderio del cuore. E di dare vita, sempre!
La Samaritana scopre che davanti a Gesù si può stare a cuore aperto, perché in lui non ci sono pregiudizi, ma solo la sete che ognuno abbia sete di verità. E può lasciare la brocca per comunicare ai suoi compaesani la gioia che nasce da quell’incontro.
Anche in questo tempo di prova rivolgiamo al Padre la nostra preghiera umile e piena di fede, affinché ci faccia riconoscere e gustare la presenza di Gesù tra noi.

Preghiamo insieme il Salmo 42 (41)
L1) Come la cerva anela
ai corsi d’acqua,
così l’anima mia anela
a te, o Dio.

L2) L’anima mia ha sete di Dio,
del Dio vivente:
quando verrò e vedrò
il volto di Dio?

L1) Le lacrime sono il mio pane
giorno e notte,
mentre mi dicono sempre:
“Dov’è il tuo Dio?”.

L2) Questo io ricordo
e l’anima mia si strugge:
avanzavo tra la folla,
la precedevo fino alla casa di Dio,
fra canti di gioia e di lode
di una moltitudine in festa.

L1) Perché ti rattristi, anima mia,
perché ti agiti in me?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo,
lui, salvezza del mio volto e mio Dio.

G. O Dio, sorgente della vita, tu offri all’umanità riarsa dalla sete
l’acqua viva della grazia che scaturisce dalla roccia che è il Cristo salvatore: concedi a noi il dono dello Spirito,
perché sappiamo professare con forza la fede in te,
e annunziare con gioia le meraviglie del tuo amore.
T. Amen.

LA TUA PAROLA, LUCE AI MIEI PASSI
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 4, 5-15.19b-26.39a.40-42)
In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?».
I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna».
«Signore - gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua. Vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».
Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa».
Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». Molti Samaritani di quella città credettero in lui. E quando giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
Parola del Signore.
T. Lode a te, o Cristo.

Per meditare sul brano evangelico di questa domenica è possibile utilizzare la scheda posta in appendice.

A TE SALE LA NOSTRA PREGHIERA
G. Per continuare, senza perdere la fiducia, il nostro cammino verso la Pasqua,
invochiamo il Signore, sorgente di acqua viva.
L. Nei momenti di fragilità, debolezza e sofferenza.
T. Donaci acqua viva, Signore!
L. Quando ci sediamo stanchi al pozzo della nostra sete.
T. Donaci acqua viva, Signore!
L. Quando nei nostri smarrimenti ci attendi con tenerezza.
T. Donaci acqua viva, Signore!
L. Quando ci parli con segni che conquistano il cuore.
T. Donaci acqua viva, Signore!
L. Quando adoriamo il Padre in spirito e verità.
T. Donaci acqua viva, Signore!
L. Tu, sorgente viva che zampilla per la vita eterna.
T. Donaci acqua viva, Signore!

L. Tu, che inondi la Chiesa con l’acqua che rigenera la vita.
T. Donaci acqua viva, Signore!
G. Preghiamo anche per la difficoltà del tempo presente:
T. Signore Gesù Cristo, medico della nostra vita,
tu hai incontrato nel corso della tua esistenza
donne e uomini ammalati nel corpo e nello spirito.
Li hai curati, li hai consolati,
e li hai anche guariti,
e sempre li hai liberati dalla paura, dall’angoscia
e dalla mancanza di speranza.
Ai tuoi discepoli hai chiesto di curare i malati,
di consolare quelli che soffrono,
di portare speranza
dove c’è sconforto.
Ti preghiamo, Signore:
benedici, aiuta e ispira
tutti noi e quanti sono accanto a chi è malato.
Donaci la forza, rinsalda la fede,
ravviva la speranza, e accresci la carità.
E così saremo in comunione profonda con chi soffre
e in comunione d’amore con te, Signore,
medico della nostra vita.


G. La parola di Gesù alla samaritana ci consola e ci educa. La nostra casa, come ogni situazione, è il luogo dove Dio ci raggiunge e ci dona di divenire donne e uomini che lo cercano in spirito e verità. Dio parla a noi come ad amici e ci dona lo Spirito nel quale diciamo:
T. Padre nostro …
G. Fiumi di acqua viva scorreranno dal cuore del tuo Figlio Gesù.
Ascolta pietoso il grido di questo popolo:
non giudicare le nostre lentezze e stanchezze,
ma guarda la sete del nostro cuore
e aprici il tesoro della tua grazia che santifica il cuore dei credenti.
T. Amen.

INVOCHIAMO LA BENEDIZIONE DEL PADRE
G. Concedi la tua benedizione alla nostra famiglia, o Padre,
e donaci di essere lieti nella speranza,
forti nella tribolazione,
perseveranti nella preghiera,
attenti alle necessità dei fratelli
e solerti nel cammino di conversione
che stiamo percorrendo in questa Quaresima.

Ciascuno traccia su di sé segno di croce mentre il genitore prosegue.

G. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
T. Amen.
Si può concludere con l’antifona mariana “Sotto la tua protezione”:
T. Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio,
Santa Madre di Dio:
non disprezzare le suppliche di noi
che siamo nella prova,
e liberaci da ogni pericolo,
o Vergine gloriosa e benedetta.

Per la meditazione
In questa III domenica di Quaresima siamo invitati ad attingere vita all’unica vera sorgente, il Dio di Gesù Cristo. Nella prima lettura, tratta dal libro dell’Esodo, il popolo protesta contro Mosè mettendo alla prova il Signore.
Israele già è passato attraverso il Mar Rosso, già ha visto le acque amare divenire dolci, già ha sperimentato la provvidenza mangiando manna e quaglie, ora non ha acqua e vede la morte di fronte a sé. In tale situazione nasce un tipo di disperazione nella quale la protesta contro Mosè non è altro che lo sfogo del rancore che il popolo ha verso Dio: Egli rimane ancora uno sconosciuto, un’incognita in ogni nuova esperienza della vita. Ecco perché quel luogo è chiamato Massa (prova) e Meriba (disputa). Tali nomi sono ispirati a quanto Mosè dice in Es 17,2: “Perché protestate con me? Perché mettete alla prova il Signore?”. Curiosamente in ebraico esistono due parole che, pur avendo diverse radici, sono scritte e pronunciate esattamente nello stesso modo: “massa”.
Una significa “prova/tentativo” e l’altra “disperazione”. Nella nostra vita, succede spesso che la mancanza di fede in Dio generi disperazione, in noi e in chi ci sta intorno. Tale incapacità di sperare si manifesta a volte in una sorta di insofferenza verso coloro che ci guidano. Da qui nasce quell’irresistibile desiderio di mormorare contro l’autorità, sia quando quest’ultima è fedele a Dio, e ancor di più nel caso in cui essa non lo sia. Ma il punto centrale da cui dipende la nostra storia è dove cerchiamo e attingiamo vita.
Gesù nel Vangelo oltrepassa ogni confine di pregiudizio e si presenta alla Samaritana per chiederle da bere. Sembra che egli stesso abbia bisogno di attingere vita, come quando sulla croce dirà “Ho sete” (Gv 19,28). In realtà Gesù, via, verità e vita, desidera estinguere la nostra sete di Dio e di vita facendosi incontrare. Secondo la sua parola anche noi, nella misura in cui ci dissetiamo presso di lui, diventiamo sorgente per tutti coloro che cercano la vera via che conduce alla salvezza. In questo singolare cammino di Quaresima, segnato dalla dura prova del diffondersi minaccioso dell’epidemia, lasciamo che il deserto ci faccia provare quella sete più profonda che soltanto l’incontro con Dio può estinguere, affinché, come leggiamo nella seconda lettura, ogni nostra speranza non resti delusa, ma al contrario si riversi nel nostro cuore l’amore di Dio per mezzo dello Spirito e anche noi diventiamo sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna.