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Oratorio di Verolanuova

Quaresima elementari e medie 4^settimana





Care famiglie, sappiamo che in questo periodo i pensieri che passano per la nostra mente sono tanti, e a volte sono carichi di vuoto e di dolore. Le domande che ci nascono nel cuore sono tante ... le facciamo alle persone più vicine, le facciamo a Dio. Non dimentichiamoci di supplicarlo, di chiedere che questa situazione finisca presto, che ci salvi! Pensiamo di fare cosa gradita nel mandarvi anche questa settimana il foglio della preghiera, da recitare come famiglia. Un pensiero anche per i più piccoli: delle semplici video catechesi su TV2000. Un saluto a tutti voi, ai bambini e ai ragazzi dai vostri sacerdoti.

 home  torna indietro  stampa  22 marzo 2020  di La redazione email

Preghiamo da casa.  ILLUMINATI DALLA LUCE DI GESU’

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gesù disse: “Io sono la luce del mondo”. Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: “Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

Il piano
Durante l’Ascensione, Gesù gettò un’occhiata verso la terra che stava piombando nell’oscurità. Soltanto alcune piccole luci brillavano timidamente sulla città di Gerusalemme. L’Arcangelo Gabriele, che era venuto ad accogliere Gesù, gli domandò: “Signore, che cosa sono quelle piccole luci?” “Sono i miei discepoli in preghiera, radunati intorno a mia madre. E il mio piano, appena rientrato in cielo, è di inviare loro il mio Spirito, perché quelle piccole fiamme tremolanti diventino un incendio sempre vivo che infiammi d’amore, poco a poco, tutti i popoli della terra!” L’Arcangelo Gabriele osò replicare: “E che farai, Signore, se questo piano non riesce? “Dopo un istante di silenzio, il Signore gli rispose dolcemente: “Ma io non ho un altro piano…”.
Ognuno di noi è una piccola fiamma tremolante nell’immensità della notte. Ma facciamo parte del piano di Dio E siamo indispensabili perché … non ci sono altri piani.

Preghiera
Affidiamo a Maria le nostre famiglie, chi sta male, i medici e gli infermieri, chi non c’è più. Usiamo la preghiera composta dal Papa.

O Maria, tu risplendi sempre
nel nostro cammino come segno di salvezza e di speranza.
Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati.
Tu, Salvezza del mondo, sai di che cosa abbiamo bisogno
e siamo certi che provvederai perché, come a Cana di Galilea,
possa tornare la gioia e la festa dopo questo momento di prova.
Aiutaci, Madre del Divino Amore,
a fare ciò che ci dirà Gesù, che ha preso su di sé le nostre sofferenze
e si è caricato dei nostri dolori per condurci, attraverso la croce,
alla gioia della risurrezione.
Amen.

Sotto la Tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio.
Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova,
e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta.

UNA TESTIMONIANZA DI VITA
Dai campi di basket al convento
Oriana Milazzo è una giovane promessa del basket italiano. A 14 anni si trasferisce da Agrigento ad Alcamo per inseguire il suo sogno, giocare a pallacanestro a livello agonistico. Conosce il locale monastero di clausura di Santa Chiara grazie alla famiglia a cui è affidata. Poi però il trasferimento a Priolo dove il suo sogno si realizza: l’esordio in A1 e la convocazione in nazionale. Ma la felicità non è completa, «c’era qualcosa – racconta Oriana – che continuava a mancarmi, sentivo una insoddisfazione in me». Cresce così, in questo momento di “crisi”, il bisogno di essere utile agli altri. Aumenta l’impegno in parrocchia e in quei giorni matura la decisione di diventare un medico missionario. Ma una volta giunta a Roma e cominciati gli studi, Oriana continua a sentire ancora dentro di lei quel senso di insoddisfazione che la porterà a riconoscere nel monastero di Alcamo la sua vera casa, il luogo dove il Signore l’attende e dove lei ha scelto di seguirlo. Oggi Oriana è la raggiante Suor Maria Chiara. Dice Papa Francesco: «Le religiose dedite alla preghiera e alla contemplazione sono come “fari e fiaccole” che guidano e accompagnano il cammino dell’umanità, un “dono inestimabile ed irrinunciabile” per la Chiesa»